Le agenzie di stampa segnalano una lodevole iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico.
Si tratta della pubblicazione delle rilevazioni Istat dei prezzi al dettaglio di alcuni beni di consumo nei capoluoghi di regione italiani. Al momento sono inseriti nel database 66 voci suddivise in alimentari, ortofrutta, servizi e cura della persona e della casa. Per ognuna viene fornito il prezzo minimo, medio e massimo rilevato in ciascuna citta' nel mese di riferimento. Bene, verrebbe da dire...
Si vede che ci sono i sinistri al governo, finora niente del genere era disponibile, ci si doveva arrangiare con i fantasiosi indici forniti mensilmente dall'Istat che facevano puntualmente a pugni col portafogli, grande Bersani...
...'Sta cippa, si dice dalle mie parti.
Dando un'occhiata alla noticella di 18 righe sotto la tabella si apprende (per quello che vogliono farci apprendere) il geniale metodo di rilevazione utilizzato.
In pratica, gli omini del comune vanno negli esercizi commerciali e registrano il prezzo, non di tutti i prodotti in una categoria, o almeno di un insieme significativo di prodotti, ma solo del prodotto piu' venduto.
Pensateci un momento...
Col vento che tira, nel 99% dei casi il prodotto piu' venduto e' anche quello che costa meno, e questo rappresenta l'intera categoria.
In quelle tabelle abbiamo quindi le rilevazioni piu' basse possibili, che non rispecchiano quello che si riscontra nella vita reale. Dove diavolo trovo una pizzeria a Milano che mi fa mangiare al tavolo per 7 Euro e mezzo? Vabbe' e' riportato come minimo, ma vedo dura trovare anche i 9,73 Euro medi.
Inoltre, la noticella non ce lo dice ma ce lo dice la nota introduttiva che la media dei prezzi dei prodotti e' una media geometrica. Non c'e' niente di male in questo, avranno le loro ragioni e poi le medie, si sa, valgono quel che valgono. Peccato che in una media geometrica, normalmente usata per valori di tassi e indici e non per prezzi pieni, i valori piu' bassi hanno un peso maggiore di quelli alti.
Tanto per fare un esempio, la media aritmetica di 1, 5 e 9 (Euro, non lo dimentichiamo) e' 5 mentre quella geometrica e' 3.56. "Solo" il 29% circa in meno e in due casi su tre vado a pagare piu' di quanto mi dica la media.
Va bene, ai giochini dell'Istat siamo abituati, rimane comunque il fatto che abbiamo finalmente dati in soldoni, non piu' quello +0,1% +0,2% di prima che viene difficile applicare al prezzo delle uova. Ora possiamo vedere le variazioni vere, o almeno andarci piu' o meno vicini...
...'Sta cippa, l'ho gia' detto?
Il fatto che ogni mese si rilevi il prezzo del prodotto piu' venduto fa si' che molto probabilmente il prodotto non sia lo stesso tutti i mesi o in diverse citta' e quindi ogni raffronto non ha alcun significato. Come faccio a confrontare la pasta Pippo a Perugia in offerta con la pasta Pluto a Milano a prezzo pieno? E viceversa il mese dopo?
Infatti la noticella chiude con un serafico "Le ragioni ora esposte sconsigliano, quindi, l'utilizzazione dei dati sui livelli dei prezzi per confronti territoriali e intertemporali.".
Allora, dico io, a che mi servono quei dati? Perche' me li hanno resi disponibili? Non ci posso fare niente, tanto vale andare a memoria, tanto la coerenza con la realta' e' la stessa.